Batteri carie, «catenaccio» genetico contro il dentifricio
A fare da sentinella sono alcune sezioni di microRna presenti nei batteri, noti come riboswitch, filamenti di Rna che controllano l’espressione dei geni: sono questi che rivelano l’accumulo di fluoro e così innescano un meccanismo di difesa. "Se il fluoruro si accumula a livelli tossici nella cellula, un riboswitch intercetta il fluoro e poi accende geni in grado di superare i suoi effetti", spiega Ronald Breaker, che ha guidato lo studio pubblicato su Science Express. Lo studio ha anche permesso di appurare che i sensori sono un’antica eredità, facendo ipotizzare che in passato le cellule hanno dovuto fronteggiare un ambiente tossico in cui il fluoro era uno dei potenziali nemici per la loro esistenza.
“Le cellule hanno dovuto fare i conti con la tossicità fluoro per miliardi di anni e così hanno sviluppato sensori precisi e meccanismi di difesa per combattere contro questo ione", conclude Breaker.
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