La «green revolution» potrebbe dare buoni frutti anche in ospedale. Migliorando la cosiddetta «impronta ecologica» delle strutture sanitarie si risparmierebbe circa il 10% dei costi energetici. Tagli della spesa che sicuramente darebbero una bella mano ai bilanci regionali. Anche perché in Italia circa il 50% del costo del Ssn è attribuibile al servizio ospedaliero e l'incidenza dei costi imputabile all'impiego di energia è del 5-6% del totale.I dati sono contenuti nella ricerca «Innovazione e sostenibilità ambientale e finanziaria in Sanità», dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, presentata ieri durante il convegno «Salute al futuro», organizzato da «Il Sole-24 Ore», con la Cattolica di Roma e Abbott. Il gruppo farmaceutico – che in Italia ha puntato su investimenti mirati alla riduzione dell'impatto ambientale – ha nell'occasione presentato il suo primo «Citizenship report».Secondo i ricercatori della Cattolica, gli ospedali sono responsabili di elevati consumi per climatizzazione, illuminazione, acqua calda sanitaria, sterilizzazione, diffuso impiego di dispositivi diagnostici e terapeutici; produzione di rifiuti speciali. L'80% dei consumi energetici è coperto dall'energia termica e di questa una fetta del 20% viene completamente sprecata in perdite, dovute a inefficienze gestionali e all'obsolescenza dei macchinari.