Roma, 14 feb. - L'aumento dei casi di carcinoma invasivo della mammella a partire dai primi anni novanta puo' essere completamente attribuito agli screening mammografici e al trattamento ormonale. E' quanto risulta da uno studio epidemiologico effettuato tra le donne norvegesi da Harald Weedon-Fekjaer, dell'Istituto di ricerca sul cancro basata sulle popolazioni, a Oslo, studio pubblicato sul British Medical journal. L'incidenza di questo tumore e' aumentata regolarmente in Norvegia dal 1950 fino al 2002, successivamente si e' livellata e ha fatto segnare un modesto calo. Analizzando le casistiche per gruppi di eta', i ricercatori hanno notato la forte crescita che si e' avuta a partire dagli anni novanta nelle donne di eta' compresa tra i 50 e i 69 anni, prima di un modesto ma graduale declino iniziato intorno al 2003. In questo periodo i cambiamenti sono invece stati minimi, nelle altre fasce d'eta', con un leggero aumento nelle donne piu' giovani (30-49 anni) e un leggero calo in quelle piu' anziane (70-90 anni). Le vendite del trattamento ormonale in Norvegia sono aumentate rapidamente negli anni novanta e declinate dopo il 2000; queste variazioni si sono avute in corrispondenza dell'introduzione degli screening pubblici di mammografia, offerti alle donne dai 50 ai 69 anni di eta'. In queste donne - affermano gli autori dello studio - l'incremento di incidenza di carcinoma mammario invasivo e' stato del 59%, mentre nei cinque anni successivi all'interruzione dei programmi di screening l'incidenza e' scesa del 14% . Il rischio relativo di cancro al seno associato al trattamento ormonale e' stato invece stimato in 2,2 .
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