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L'EMPATIA 'GUIDA' I MUSICISTI IN CONCERTO

Roma, 2 gen. - Uno studio svolto da neuroscienziati italiani ha dimostrato che durante l'esecuzione di un concerto, due aree frontali dell'emisfero cerebrale destro presentano un'attivita' strettamente collegata all'empatia del musicista. Le suddette regioni frontali fanno parte dei cosiddetti neuroni specchio ( Mirror systems ) e sono ben note per il loro ruolo nella comprensione dei comportamenti, delle emozioni e delle intenzioni delle altre persone. La ricerca sui musicisti in concerto le ha messe per la prima volta in relazione con una nuova dimensione dell'interazione umana: l'esperienza di suonare insieme. Questa esperienza deriva da una funzione primaria del cervello: comprendere gli stati d'animo degli altri nell'interazione sociale. I risultati della ricerca sono un primo passo verso una promettente avventura scientifica italiana nella mente dell'uomo 'musicale'. Suonare in concerto e' un'esperienza tipicamente umana, caratterizzata dalla capacita', particolarmente sviluppata nei musicisti professionisti, d'interpretare la musica e coordinarsi con tempismo e sentimento con gli altri concertisti (empatia emotiva). Pur trattandosi di una delle piu' affascinanti forme d'interazione sociale, i meccanismi cerebrali che ne sono alla base erano fino a oggi sconosciuti per la mancanza di tecnologie che consentissero la registrazione simultanea dell'attivita' cerebrale in musicisti coinvolti nell'esecuzione di un brano musicale. Questo problema tecnologico e' stato superato da un'azienda italiana nel campo delle strumentazioni biomedicali (Ebneuro S.p.A.) e da un gruppo di ricercatori universitari e enti di ricerca di Foggia, Cassino, Napoli, Roma, Siena e Milano.Insomma uno studio tutto italiano sviluppato nell'ambito del progetto europeo Brain tuning (sesto programma quadro) che sfata il luogo comune di un Paese con difficolta' a imporsi in settori tecnologici e di ricerca d'avanguardia. Le caratteristiche della nuova tecnologia e i risultati della ricerca sono stati pubblicati su due importanti riviste internazionali di neuroscienze, Cortex e NeuroImage. Un aspetto curioso e' che questa ricerca sul cervello in concerto sia stata coordinata da istituzioni che solitamente studiano pazienti con gravi disturbi della coscienza e del movimento quali l'Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico San Raffaele Pisana e la Divisione di Neuroscienze dell'Universita' Vita-Salute San Raffaele di Milano. La ragione di quest'apparente paradosso e' spiegata da Claudio Babiloni, ricercatore dell'Universita' di Foggia e del 'San Raffaele Pisana': La metodologia, che abbiamo sviluppato per studiare i meccanismi del cervello in concerto, ci servira' per comprendere meglio gli effetti patologici delle malattie neurodegenerative e dell'ictus sulla comunicazione verbale e non verbale. Nel tempo potremo valutare piu' precisamente gli effetti della riabilitazione sui nostri pazienti e selezionare le procedure terapeutiche piu' efficaci .

Fonte http://www.cybermed.it/index.php?option=com_content&task=view&id=34295&Itemid=134

 

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