Nei pazienti con sindrome coronarica acuta l'aggiunta dell'inibitore della trombina vorapaxar alla terapia standard non ha portato ad una riduzione significativa dell'end point primario composito, ma ha portato a un aumento significativo del rischio emorragico tra cui del rischio di emorragie intracraniche. Sono questi i risultati principali dello studio TRACER appena pubblicati sul NEJM e presentati a Orlando durante il congresso annuale dell'American Heart Association.
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